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IL RISPETTO
DEL PROPRIO CORPO
L'idea che il Rastafarianesimo sia riservato
agli africani e che escluda la partecipazione dei "bianchi"
è assolutamente falsa e priva di fondamenti teologici. Haile
Selassie I, secondo lo spirito del Vangelo, ha insegnato
l'assoluta uguaglianza delle razze ed ha predicato il
proprio messaggio a tutte la nazioni. Sono presenti tra gli
occidentali forti comunità rastafariane e personalità
importanti per la storia del movimento, che vivono in piena
comunione religiosa con i propri confratelli di stirpe
africana. Forme di possibile diffidenza e razzismo devono
essere associate a compresibili tensioni storiche, e non
alla cultura spirituale.
I rastafariani sono comunemente conosciuti per i cosiddetti
dreadlocks, delle lunghe e dure trecce che
caratterizzano la chioma di alcuni fedeli: queste
costituiscono la realizzazione materiale di un voto biblico,
il Nazireato, descritto nella Legge Mosaica (Numeri 6)
e custodito nella Cristianità dalla sola tradizione
etiopica. Questa pratica ascetica comporta la
consacrazione del proprio capo e dunque l'astensione dalla
tonsura e dalla pettinatura, generando naturalmente le
celebri trecce (cfr. Giudici 16, 13-19); implica
inoltre l'astensione da alcolici, uva e derivati, e
una dieta vegetariana. A dispetto dell'opinione comune, si
tratta di una pratica facoltativa, e molti rastafariani non
sono Nazirei.
Uno degli aspetti più
commercializzati e sfruttati dagli organi mediatici è
l'utilizzo della marijuana, che viene immediatamente
associato ai rasta come un elemento fondamentale della loro
cultura. Certamente, in accordo con le scoperte del pensiero
scientifico moderno, i rastafariani considerano la canapa
un'immensa risorsa medicinale e materiale, vitale per il
progresso e il benessere delle nazioni, rivelatasi in questi
tempi per l'instaurazione di un regno terreno di prosperità
e gioia: tuttavia, a dispetto di ciò che viene comunemente
insegnato, la sua assunzione psicotropica non viene
considerata un sacramento o un atto essenziale alla
salvezza, quanto una sacra attività meditativa, e non
ricreativa o edonistica, che alcuni individui praticano al
suo interno, così come in altre grandi tradizioni religiose,
come l'Islamismo, l'Induismo, ed il Cristianesimo Orientale,
e vi sono comunità rastafariane estranee o contrarie a tale
utilizzo. In ogni caso, i rastafariani predicano la
disciplina morale ed il controllo di sé, e sono avversi ad
ogni forma di ubriachezza: in accordo con i precetti di
Haile Selassie I, predicano il rispetto del proprio corpo
attraverso una corretta e sana alimentazione, l'esercizio
fisico e l'astensione dalle droghe, ovvero ciò che loro
chiamano "pratica dell'I-tal", un modo "vitale" di
intendere il proprio rapporto con la Creazione.
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