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I PRINCIPI
DEL RASTAFARIANESIMO
In accordo con la tradizione Etiopica,
raccolta nel "Kebra Nagast", spesso erroneamente indicato
come la loro Bibbia, i Rastafariani credono che l'Etiopia
sia il Nuovo Israele, la Nazione eletta alla custodia della
Cristianità nei tempi della frammentazione e della
falsificazione, sino all'avvento secondo di Cristo,
compiutosi in Haile Selassie I. In questo libro è riportato
l'incontro tra Re Salomone e la Regina di Saba, descritto
anche dalla Bibbia (1 Re 10; 2 Cronache 9); ella, curiosa di
conoscere la straordinaria saggezza del Re, si reca a
Gerusalemme, e dalla relazione amorosa sorta tra i due nasce
Menelik, capostipite della dinastia regale etiopica.
L'Etiopia riceve la missione di preservare la purezza della
Cristianità dopo il rifiuto di Israele e di custodire il
carisma del trono Davidico sino all'avvento regale del
Cristo, a cui è destinato sin dall'inizio del mondo. A
riprova della sua elezione, l'Etiopia riceve l'Arca
dell'Alleanza, oggi conservata in un santuario di Axum.
Haile Selassie I fu l'ultimo regnante ad occupare il seggio
di Davide, prima della dissoluzione della monarchia, e
questo incoraggia i Rastafariani a riconoscere in Lui il
compimento delle promesse divine.
Essi osservano la morale cristiana, ubbidendo ai 10
comandamenti del Sinai ed alle regole d'amore dettate da
Cristo: "Ama il Signore Dio con tutto il tuo cuore, con
tutta la tua anima, con tutta la tua mente" e "Ama il
prossimo tuo come te stesso" (Luca 12, 28-31). Istruiti
dalla tradizione etiopica e dalla decisiva predicazione di
Haile Selassie I, i rastafariani nutrono un particolare
rispetto per le altre culture religiose, e parlano di
"parentela spirituale" dei mistici di tutte le culture
storiche, utilizzando un'espressione del Re stesso. Pur
difendendo il primato della propria identità, i rastafariani
sostengono che si pervenga alla salvezza mediante la Fede
nel Divino e l'osservanza della morale naturale, aldilà
delle posizioni teologiche e metafisiche: da questo procede
il loro vivo interesse per gli altri culti, considerati,
sempre in riferimento ad una frase di Haile Selassie I, "vie
del Dio vivente", che non è possibile giudicare. Sono quindi
dottrinalmente contrari al settarismo religioso.
Per giunta, essi professano i precetti politici che il Re ha
trasmesso loro, completando, a loro avviso, la rivelazione
storica. Credono dunque in una moralità internazionale retta
dal principio della sicurezza collettiva,
dell'autodeterminazione dei popoli, dell'uguaglianza dei
diritti, della non-interferenza, e nel riconoscimento di un
ordine sovra-nazionale che ripudi la guerra, per la
ricomposizione pacifica delle dispute e per la risoluzione
dei problemi comuni, istituzionalmente governato dall'ONU,
di cui Haile Selassie I fu Padre Fondatore. Credono nella
necessità di costruire sistemi politici liberali e
democratici, fondati sull'osservanza della Dichiarazione dei
Diritti Umani e difensori della libertà civile, economica,
spirituale e culturale, rifiutando dunque ogni ideologia e
statolatria totalitaristica, di destra e sinistra, che
assorba l'anima umana, possesso esclusivo di Dio; credono
inoltre nella necessità di uno Stato socialmente impegnato,
che non si limiti a garantire negativamente la libertà, ma
che guidi e educhi l'uomo, pur laicamente, al rispetto del
prossimo e di Dio. Inoltre, i rastafariani sostengono che
sia necessario affrontare con particolare attenzione, per il
benessere dell'intero globo, il problema del continente
africano, il più povero ed afflitto del pianeta in virtù di
secoli di sfruttamento e aggressioni, eticamente meritevole
di una riparazione storica. Forti dell'esempio di Haile
Selassie I, considerato comunemente il Padre dell'Africa
Unita e principale fondatore dell'Organizzazione dell'Unità
Africana, chiedono che l'Africa realizzi l'unione
continentale, liberandosi dalla dipendenza dai poteri
stranieri, recuperando la propria identità, e sviluppandosi
secondo modelli politici e culturali propri, che tali poteri
hanno cercato e cercano di strapparle. Gli africani
deportati, in particolare, per raggiungere la pienezza di sé
e fronteggiare il proprio disagio storico, devono ricordare
le proprie origini e onorarle, e lavorare attivamente per
questa causa: è in tale ottica che l'idea di rimpatrio, a
cui Haile Selassie I dedicò parte delle sue energie e per
cui mise a disposizione un ampio territorio etiopico,
acquisisce un significato vitale.
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